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La frammentazione dei servizi 2.0
Ieri sera, leggevo alcuni feed di siti web che non fanno altro che proporre quotidianamente recensioni di servizi Web 2.0 ed elenchi di link salvati dall’autore all’interno del propiro account su del.icio.us.
Nascono nuovi servizi interessanti tutti i giorni. Il risultato è che ci troviamo moltissimi account, ed altrettante username e password per usare ognuno di questi. Ci iscriviamo a più social network, a più servizi di social bookmarks, a “gestori di identità”, inseriamo il nostro profilo all’interno di numerosi siti web, carichiamo fotografie personali in giro, rendiamo pubblica la nostra posizione e i nostri impegni,…
Un esempio generico?
Apriamo un blog su Wordpress.org, pubblichiamo le nostre fotografie su FlickR, gestiamo i nostri preferiti con del.icio.us e segnaliamo gli articoli su Digg, utiliziamo Claim ID per la gestione di alcuni dati personali, LinkedIn per i contatti di lavoro, mostriamo la musica che ascoltiamo su Last.FM e quello che stiamo facendo con Twitter.
Ci si può spingere oltre. Usiamo cocomments per mostrare i commenti che pubblichiamo in giro, feedburner e bloglines per la gestione dei nostri feed, zoomcloud per creare una tagcloud esterna, mybloglog per sapere quali link sono i più cliccati sul nostro blog e via di questo passo.
A questo punto, non c’è un po’ troppa frammentazione di servizi e dispersione? Si riesce veramente a sfruttuare tutti quei servizi ai quali ci iscriviamo o la nostra iscrizione è il frutto di una moda o di un esperimento? Quando poi non usiamo più un determinato servizio, ci curiamo di far rimuovere completamente i nostri dati? Può essere questa eccessiva frammentazione un elemento negativo del Web 2.0?


