Programmi gratis per salvare file eliminati da PC e USB

Premere la combinazione “Shift + Canc” o svuotare il cestino sovrappensiero è un attimo. Pochi secondi dopo arriva il sudore freddo: in quella cartella c’era un documento di lavoro fondamentale o l’unica copia di un contratto firmato. L’istinto ci porta ad aprire subito il browser per scaricare il primo programma magico che promette di far riapparire tutto. Eppure, è proprio questa fretta a distruggere per sempre ogni speranza. Quando Windows cancella qualcosa, non distrugge i dati fisicamente. Si limita a mettere un cartello “spazio libero” su quei blocchi di memoria. I vostri file sono ancora lì, intatti, finché il computer non ci scrive sopra qualcos’altro.

Il più grande errore che vedo commettere di continuo consiste nello scaricare un software di ripristino e installarlo proprio sul disco da cui sono spariti i dati. Facendo così, i file di installazione del programma andranno a sovrascrivere esattamente i frammenti che stavate cercando di salvare. Se volete approfondire il lato multimediale, abbiamo una guida specifica sui programmi per recuperare le foto cancellate o perse, ma oggi ci concentriamo su documenti e intere cartelle, evitando le trappole commerciali.

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Hard Disk contro SSD: perché le probabilità cambiano

Non tutti i supporti di memoria reagiscono allo stesso modo. Se abbiamo perso dati da una vecchia chiavetta USB o da un hard disk meccanico (quelli che girano e fanno rumore), abbiamo ottime possibilità. L’informazione resta magnetizzata e “dormiente” finché non viene scritta altra roba sopra.

Se invece usiamo un SSD (i dischi moderni, velocissimi e silenziosi), entra in gioco un comando chiamato TRIM. Immaginate il TRIM come un robot delle pulizie che passa ogni pochi minuti a svuotare le scatole “senza etichetta” per tenere il disco efficiente. Se il robot è già passato, i dati sono cancellati fisicamente e non c’è software al mondo che possa riaverli. In questi casi, l’unico tentativo possibile è spegnere il PC immediatamente per bloccare il robot e usare un software di recupero da un’altra unità.

La beffa dei programmi “gratis” che non lo sono

C’è un trucco molto comune in questo settore. Molte aziende pubblicizzano software “gratuiti” che in realtà sono delle esche. Vi fanno scaricare l’app, vi fanno aspettare ore per una scansione completa e, alla fine, vi mostrano l’anteprima del vostro file perduto. Siete felici, cliccate su “Recupera” e… ecco il muro: compare un avviso che vi chiede di pagare una licenza da 60 o 100 euro per poter effettivamente salvare il file sul PC.

Prendiamo l’esempio di Disk Drill. È un programma moderno, bellissimo da vedere e molto potente, capace di pescare file da quasi ogni supporto. Però, la versione gratuita ha un limite di 500 MB. Per un paio di documenti va benissimo, ma se avete perso giga di dati, diventerete presto ostaggi di un pagamento. Per questo motivo, conviene puntare su strumenti open source o realmente gratuiti.

Software affidabili a costo zero

Il classico intramontabile è Recuva. Non ha le grafiche più moderne del mondo, ma è onesto. Il consiglio d’oro qui è usare la versione “Portable”: scaricatela da un altro computer su una chiavetta USB e avviatela sul PC incidentato. Così evitate di scrivere nuovi dati sul disco e di cancellare i vostri file. Recuva permette di filtrare i risultati per tipo (solo PDF, solo Word, ecc.), così non dovete scorrere liste infinite di file di sistema inutili.

Per chi cerca qualcosa di ancora più essenziale, c’è Kickass Undelete. È un programma senza fronzoli che va dritto al punto. Analizza i file system NTFS e FAT32 e vi dice chiaramente se il file trovato è integro o se è già stato parzialmente sovrascritto. Se vi dice che lo stato è “povero”, non perdete tempo a provare il recupero: quel file è ormai un insieme di pixel o lettere senza senso.

L’arma segreta di Microsoft e il trucco per usarla

Microsoft ha rilasciato uno strumento ufficiale chiamato Windows File Recovery. È probabilmente il motore di ricerca più potente tra quelli gratis, ma ha un problema enorme: non ha una finestra con i bottoni. Si usa scrivendo codici in una schermata nera (il terminale), cosa che spaventa chiunque non sia un programmatore.

Il comando base è winfr, seguito dal percorso del disco e dalla cartella dove salvare i file. Esistono opzioni come /n per cercare solo certe estensioni (es. /n *.jpg) o /x per le chiavette USB. Per molti, questo è un ostacolo insuperabile.

Proprio qui entra in gioco la rotta di Navigaweb: per avere la potenza di Microsoft senza dover imparare a programmare, usiamo WinfrGUI. È un’interfaccia grafica gratuita che “avvolge” lo strumento di Windows. Voi selezionate il disco con un clic del mouse, scegliete i file e lui traduce tutto nei codici necessari per il terminale. Avete il massimo della potenza senza lo stress della riga di comando.

Il recupero estremo per i dischi “morti”

Cosa succede se il disco non viene più letto, se è diventato “invisibile” o se Windows vi dice che deve essere formattato prima di essere usato? In questi casi i programmi normali falliscono perché cercano l’indice del disco, che è distrutto. L’unica salvezza è PhotoRec.

Questo software ignora completamente l’indice e legge i dati “grezzi” direttamente dai settori del disco. È come se, invece di cercare un libro tramite l’indice della biblioteca, leggesse ogni singola pagina di ogni libro presente nell’edificio. Il risultato è che recupera quasi tutto, ma perde i nomi originali dei file e la struttura delle cartelle. Vi ritroverete con migliaia di file chiamati f12345.doc o f67890.jpg. È un lavoro di pazienza infinito doverli riaprire uno per uno, ma è l’ultima spiaggia prima di portare il disco in un centro specializzato (che costa centinaia di euro).

Cose che bisogna sapere per non fare disastri

Per chiudere il cerchio, ecco alcuni dubbi che tornano sempre quando si parla di ripristino dati:

    • Quanto tempo ho per recuperare? Non c’è un timer. Se avete spento il PC subito dopo l’errore, il file potrebbe essere recuperabile anche dopo un anno. Se invece avete continuato a scaricare giochi o film, il file è stato probabilmente sovrascritto in pochi minuti.
    • Si può recuperare dallo smartphone? Quasi mai con questi programmi. Android e iPhone usano sistemi di crittografia e memorie flash che rendono il recupero quasi impossibile senza l’accesso “Root” (molto rischioso). Per i telefoni, l’unica salvezza sono i backup su Google Drive o iCloud.
    • Perché il file recuperato non si apre? Capita spesso. Il programma trova l’inizio del file, ma una parte del mezzo è stata sovrascritta. Il file “esiste” come dimensione, ma il contenuto è corrotto. In questo caso, purtroppo, non c’è soluzione software.

diario di bordo di Navigaweb

Ho visto troppa gente perdere anni di lavoro per un clic sbagliato e, peggio ancora, perdere soldi in software che promettevano miracoli e poi chiedevano un riscatto per restituire i propri file. La verità è che questi programmi sono fantastici, ma sono come un kit di primo soccorso: servono per l’emergenza, non possono sostituire la prevenzione. Dopo aver passato ore a riordinare migliaia di file senza nome estratti con PhotoRec, ho capito che l’unica vera tranquillità è il backup. Un disco esterno da 50 euro che aggiornate una volta a settimana vi salva da ogni incubo tecnologico. Non aspettate di perdere tutto per iniziare a farlo.

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FONTE: Navigaweb.net

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